[TN] – L’editoriale di Cucci: “Sancita una crescita senza precedenti”
Dieci vittorie su undici, tanta roba – direbbe Spalletti – roba di una volta, come un Napoli che riassume in sè stesso – come se fosse un’antologia – il meglio del calcio italiano. Se non ci fossero troppe squadre materasso, questo sarebbe un bel campionato. Per non soffrire, guardiamolo lassù, al settimo cielo. È vero, quando vediamo Higuaín segnare certi gol non possiamo negarci l’ammirazione per la ispirazione euclidea che l’aiuta a creare capolavori da architetto con la semplicità di un geometra. Ma perché – lo dico anche a me stesso – non godiamo altrettanto (senza essere tifosi del Napoli, naturalmente) alla visione dei gol di Mertens? Ho visto tanti bomber nascere, crescere e affermarsi, ognuno investito del ruolo fin dalla culla, realizzato per applicazione professionale o destino, o perduto per strada per tutti segni avversi, ma uno insolito e spiazzante come Dries non m’era mai capitato. E il paradosso vuole che sia nato perché Higuaìn se n’è andato, perché Milik si è ferito, perché Sarri ha un occhio da maestro (stavo per dire magico ma la magia non c’entra, c’entrano lavoro e competenza) e ha realizzato quasi in laboratorio un pedatore estremo, ovvero capace di imporsi una svolta tecnicotattica per i più impossibile, visto che del centravanti non porta i segni nè – si direbbe – gli strumenti; tant’è che dopo i primi gol i ciceroni (guardate che bello qui, oh com’è bello lí, spesso guide improvvisate) attinsero dal calciodizionario ispanico la definizione “falso nueve”; andava bene soprattutto agli allievi di Rafa Benitez che Mertens l’aveva utilizzato da secondo nella staffetta con Insigne, e alla fine non rendevano adeguatamente e soprattutto erano infelici. Miracolo: la Mossa di Mertens centravanti libera anche Insigne e i due diventano i trascinatori di un bellissimo Napoli che ieri è tornato da solo in testa alla classifica, tenendo a tre punti la Juve. La Signora non è mai uscita di scena, nè lo farà, ma il chiaro successo sul modesto e velleitario Milan nulla aggiunge alle sue potenzialità di cacciatrice del settimo scudetto consecutivo (che i tifosi bianconeri scambierebbero volentieri, insieme a altri quattro scudetti, con una bella Champions) mentre la sonante vittoria del Napoli sul Sassuolo, firmata da Allan, Callejon e Mertens – quantità e qualità, aggressività e prudenza ben dosate – sancisce una crescita vera e sicura degli azzurri, ahiloro abituati a subire le intemperanze dei provinciali, sassuolesi in primis. Sí, lo scenario è mutato rispetto all’ultima stagione: al calcio champagnoso di Sarri (il tikitaca al confronto è cocacola) oggi possono opporsi la prepotente Juve, la Roma furbastra di un finto zemaniano come Di Francesco ma soprattutto l’Inter che gioca – forse anche stasera a Verona con gli ultimi della classe – il miglior calcio all’italiana con un bomber, Maurito Icardi, che gli argentini fingono di non riconoscere. Noi lo conosciamo bene. Ce lo lasciassero, visto che ha due passaporti…
fonte: tuttonapoli.it (L’editoriale di Cucci: “Sancita una crescita senza precedenti”)