[AN] – Sarri e la bellezza che salvò dalle bombe il “miglior dipinto al mondo”. Allegri e Marotta ignorano
Da quando il gioco del Napoli di Sarri viene celebrato in tutto il mondo al pari di quello del City e del Barcellona di Guardiola e del Milan di Sacchi, a Vinovo c’è un po’ di agitazione. Non tanto per il fatto che i partenopei abbiano (almeno per ora) il naso davanti a quello della Vecchia Signora – dunque profumo in prospettiva e puzza di bruciato alle spalle – quanto per quell’inaccettabile concetto di bellezza che destabilizza Allegri al punto di chiedere ai giocatori della Juve di “fare il Napoli” durante gli allenamenti. O almeno di provarci. I tifosi bianconeri, dal canto loro, abituati come sono al bisogno di primeggiare, non si spiegano come mai un toscano semisconosciuto abbia dato un’armonia spettacolare ad un gruppo di ottimi calciatori ma non di pari livello – almeno sulla carta – rispetto a quello allenato dal loro toscano, più famoso, colui che non fuma a differenza dell’altro che sembra un turco. E così Max, detto “Acciuga”, ha provato a demolire il successo del collega parlando di “circo” e in soccorso è arrivato Marotta con la sua sentenza all’italiana nel solco tracciato da Boniperti: “Conta solo vincere”.
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Torto non hanno i due dipendenti dell’azienda Juve, le loro considerazioni avranno ridato vitalità ai fuoriclasse dell’ovvio: nelle competizioni agonistiche conta vincere, lo sport è voglia di arrivare prima degli avversari. Sarri certamente è d’accordo, infatti lui vuole vincere. Chi dice il contrario mente e taglia ad arte le sue dichiarazioni. Ma una volta ribadito il minimo, possibile mai che nessuno sia interessato al “modus”? Possibile mai che in Italia, patria dell’arte, nessuno voglia soffermarsi sui virtuosi? Fortuna che il nostro Paese, visto dall’esterno, conservi ancora una notevole considerazione tanto è vero che i grandi del pallone si sono quasi tutti schierati dalla parte di Mastro Maurizio da Figline, nato a Napoli per caso. E il caso, come è noto, non esiste.
La storia di Sarri il bancario, del quale nessuno dice che ha capito un aspetto fondamentale, ovvero che il suo Napoli non può prescindere dalla “bellezza” per salvarsi dai suoi limiti vista l’incapacità di amministrare e l’assenza di fenomeni in grado di trovare soluzioni autonome a gara in corso, ricorda molto quella di un altro Maestro, Piero della Francesca, salvatore inconsapevole di Sansepolcro. Durante la seconda guerra mondiale la cittadina della provincia di Arezzo fu letteralmente graziata dal capitano inglese Tony Clarke: nel 1944, l’eroe al servizio di Sua Maestà, in barba agli ordini e sfidando la corte marziale, decise infatti di non bombardarla raccontando ai suoi superiori una clamorosa bugia sull’assenza in loco di nazifascisti che in realtà erano armati e pronti a reagire con veemenza. Motivo? Clarke era un uomo colto, amante del Bello e aveva letto un saggio di Aldous Huxley datato 1925, nel quale c’era scritto che a Sansepolcro era conservato “il miglior dipinto al mondo”: la Resurrezione di Piero della Francesca. Il capitano Clarke, che in precedenza era rimasto impietrito di fronte alle macerie dell’Abbazia di Montecassino (bombardata, ma lui non partecipò all’operazione) fece un regalò all’umanità, non solo all’Italia, salvando uno dei capolavori del Rinascimento mettendo a rischio la sua vita e quella dei suoi uomini. Anni dopo, a guerra finita, aprì inoltre la libreria più importante del Sudafrica. Sansepolcro, dopo la morte, avvenuta nel 1980, non l’ha dimenticato e gli ha dedicato una strada per ricordare chi ha salvato la bellezza dalla barbarie della guerra che tutto distrugge in nome della vittoria.
Provate a chiedere ai tifosi del Napoli dai 65 anni in su a quale squadra sono più affezionati. Vi diranno certamente quella di Maradona e soci per la goduria immensa delle vittorie, ma El Pibe de oro, a prescindere, non fa testo: lui è la bellezza calcistica per eccellenza. Ma poi, ognuno di loro vi racconterà quanto era bello il Napoli di Vinicio. Anche più di quello che perse lo scudetto per “colpa” di “core ngrato” Altafini che svestì la maglia azzurra per passare alla Juve che strappò il tricolore ai partenopei proprio grazie ad un suo gol.
Il risultato è fondamentale, ma non è l’unica cosa che conta come “cultura” bianconera – in questo caso diseducativa – vuole. Est modus in rebus. I trofei sono la bellezza di una bacheca, ma i percorsi e le emozioni dello spettacolo sono la bellezza dell’anima. Perché la bellezza resta, sarà comunque ricordata. Il Grande Torino, l’Inter della formazione a memoria che tutti conoscono, l’Ajax di Cruijff, il Real Madrid di Di Stefano e Puskas, il Brasile di Pelè, il Milan di Sacchi e poi di Ancelotti, il Napoli di Maradona, il Manchester United di Ferguson, il Bayern Monaco, il Celtic, il Barcellona di Guardiola e Messi, la Spagna di Del Bosque… continuiamo? Tutte squadre con grandi fenomeni. Ognuno in base alle proprie possibilità.
“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione”, diceva Peppino Impastato, giornalista ucciso dalla mafia in Sicilia. Anche l’obbligo di vincere a tutti i costi, aggirando il modo, è rassegnazione. Il Napoli di Sarri sta lasciando il segno, sta andando oltre se stesso senza fenomeni. Per ora gli occhi degli dei sono pieni, tra qualche mese vedremo se lo saranno le mani dei tifosi partenopei. Ma una cosa è certa, anche buona parte dei tifosi della Juve vorrebbe una squadra in grado di esprimere un bel calcio. E mica sono fessi? E’ il sogno di tutti. Ognuno in base alle proprie possibilità.
Una preghiera per Davide Astori, capitano della Fiorentina, che oggi è passato a miglior vita. Un pensiero a sua moglie, alla figlia, ai familiari e agli amici. La bellezza è nel calcio che dovrebbe unire sempre.
Luca Cirillo

Immagine realizzata da Francesco Pollasto
fonte: areanapoli.it (Sarri e la bellezza che salvò dalle bombe il “miglior dipinto al mondo”. Allegri e Marotta ignorano)