[AN] – Bianchi: “Al Nord mi chiamavano terrone, a Napoli signorilità unica. Ho giocato senza ginocchia”
L’ex tecnico del Napoli, Ottavio Bianchi si è raccontato in una lunga intervista al Corriere dello Sport di cui vi proponiamo alcuni stralci. “Non vado nemmeno più a vedere le partite, le seguo in tv. Non mi piace l’atmosfera che si respira in certi stadi, detesto gli insulti, gli improperi, le contumelie razziste. Quando allenavo il Napoli e venivamo al Nord, mi chiavamano terrone; quando andavo al Sud e allenavo una squadra del Nord, mi davano del leghista”.
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“A Napoli sono stato giocatore, allenatore e anche dirigente, quando scelsi Lippi prima e Simoni poi. In nessuna altra parte al mondo ho incontrato la cultura, la signorilità, l’intelligenza che ho trovato a Napoli. Ho nella testa e nel cuore il coro che i 70 mila del San Paolo mi dedicarono. Accadde nel maggio dell’88, in occasione dell’ultima partita con la Samp, al culmine del periodo in cui c’era chi non mi voleva più in panchina”.
“Rimpianti? Il tempo che ho dovuto perdere per i recuperare la condizione dopo i gravi infortuni: il primo crociato me lo sono otto a 17 anni, il secondo a 27 anni e, all’epoca, le tecniche chirurgiche non erano così avanzate come lo sono oggi. Il dolore era lancinante e infinito, i mesi non passavano mai: praticamente, la mia è stata una carriera senza ginocchia. Per il resto, mi ritengo un uomo fortunato: ho vissuto nel mondo del calcio, come desideravo sin da bambino. Quando mi domandavano: che cosa vuoi fare da grande? Dentro di me rispondevo: possibile i grandi non capiscano che io voglio fare una cosa sola, il giocatore”.
“Io sono di parte e la premessa è doverosa. Ma non è per questo che affermo: Napoli, è l’anno buono. E non per la legge statistica dei grandi numeri, ma per i grandi numeri della squadra di Sarri. Non lo conosco, devo dire che è bravissimo. E’ un piacere vedere in azione il suo collettivo. Giocano tutti a memoria. Il calcio è una cosa semplice: quando uno ha il pallone e tutti gli altri restano fermi, non vai da nessuna parte; quando uno ha il pallone e gli altri si muovono sapendo ciò che devono fare, è tutta un’altra musica. Negli ultimi cinque anni il Napoli è arrivato due volte secondo, due volte terzo, una volta quinto. Quando si acquisisce questa continuità di piazzamenti, lo scudetto non diventa più una chimera. Nel settembre dell’86, quando Diego sbagliò il rigore decisivo e il Tolosa ci eliminò nel primo turno di Coppa Uefa, le critiche furono talmente aspre che, rientrato a Napoli, dissi alla mia famiglia: tornate a Bergamo”.
fonte: areanapoli.it (Bianchi: “Al Nord mi chiamavano terrone, a Napoli signorilità unica. Ho giocato senza ginocchia”)