[CN24] – Cucci: “Sarri divo europeo! E’ innegabile lo spettacolo che il Napoli sta offrendo in Italia, ma c’è un piccolo consiglio da dargli…”

IO SARRI lo conoscevo bene. Non di persona. Mai incontrato. Nemmeno adesso che è un divo europeo, applaudito da amici e avversari, folgorati dal gioco del Napoli che taluno sostiene ispirato da Sacchi, altri da Guardiola: e passi per l’Arrigo che qualcosa per la storia del calcio (giocato) ha fatto, ma lasciamo perdere il Pep che col tikitaka ha anche annoiato platee universali, divertendole piuttosto con Messi e compagni… Del sor Maurizio me ne parlava in tempi non sospetti un collega aretino che lo seguiva da anni, Fabrizio Ferrari, e ne aveva fatto un monumento prima che ne costruissero la base. La primavera del 2015, quando la giuria del Premio Prisco – di cui faccio parte – designò l’allenatore dell’anno, venne fuori il suo nome, ci fu un dibattito, alla fine fu scelto Donadoni per quel ch’era riuscito a fare nel Parma fallito. Benissimo. Per l’Empoli che aveva fatto un bel campionato premiammo il presidente Fabrizio Corsi, uno che di calcio se ne intende davvero; e quando a fine maggio venne a ritirare il premio gli dissi apertamente che il riconoscimento l’avrebbe meritato anche Sarri; e lui «È un grande, ma meglio così, sennò me lo portano via». Lo aveva già fatto De Laurentiis, che ha naso per i tecnici e ha sbagliato solo con Benitez perché è Benitez che ha sbagliato. Napoli, che oggi adora Sarri, non si scaldò per la scelta e quando il 23 agosto 2015 gli azzurri esordirono a Reggio Emilia perdendo col Sassuolo fu il finimondo. In una tivù napoletana, la più antica e autorevole, Canale 21, il dibattito fu animato, si contestava – come oggi usa – il modulo sarriano importato da Empoli, 4-3-1-2, e ricordo – c’ero anch’io – che uno scatenato Gianni Di Marzio suggerì il 4-3-3 che adesso piace tanto (e che certo Sarri aveva già in mente). 

A ME I MODULI non mi fanno un baffo, piuttosto mi piacque l’idea di un Napoli più audace, ammesso che Sarri ponesse più attenzione non tanto alla fase difensiva quanto alla difesa in se stessa, fragile fin dai tempi di Benitez. Ci ha messo del tempo, com’è giusto, perdendo battute fatali; poi c’è riuscito, al secondo campionato napoletano, quando dopo l’esordio con pareggio a Pescara s’inventò, anche a causa del primo incidente di Milik, quel Mertens che diventò goleador più di Higuain e contribuì con la scelta a riequilibrare la squadra e a vitalizzare Insigne. Molti – anche oggi – definiscono il belga “finto centravanti”, e ricorrendo all’ispanico “falso nueve”, mentre la grande idea di Sarri fu farne un centravanti vero e, insieme – a differenza del Pipita – un uomo squadra. E lavorando lavorando con strumenti antichi e attualissimi (vedi il drone da allenamento) è nata la macchina armoniosa che tutti incanta e che sfida, non per entusiasmi napoletani ma con buon diritto, la Juve, la Roma, l’Inter nella corsa allo scudetto. È presto per immaginare l’esito della sfida ma è innegabile lo spettacolo che il Napoli sta offrendo in Italia, con qualche difficoltà in Europa. Un piccolo consiglio a Sarri? Attento ai calci piazzati…

fonte: calcionapoli24.it (Cucci: “Sarri divo europeo! E’ innegabile lo spettacolo che il Napoli sta offrendo in Italia, ma c’è un piccolo consiglio da dargli…”)