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[CN24] – ESCLUSIVA – Nazionale Italiana Amputati, parla l’ischitano Sasso: “Tifo Juve, ma vorrei lo scudetto al Napoli! Vi racconto tutto sul mio incidente stradale a 16 anni”

27 Novembre 2017 17:10 Di redazione
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Lo sfortunato non è colui a cui capitano disavventure, ma colui che sostiene di esserlo. E' sfortunato l'uomo che si arrende al destino, senza combattere il caos incessante che ci sospinge tutta la vita. Abbattersi non è un'opzione, non per tutti. Lo sanno benissimo i ragazzi della Nazionale Italiana Calcio Amputati che, guidati dal ct Renzo Vergnani, hanno ottenuto un traguardo storico: la qualificazione ai Mondiali di Messico 2018. Il quinto posto all'Europeo in Turchia ha fatto guadagnare ai giocatori un biglietto per il Sudamerica, diventando di fatto l'unica rappresentativa italiana a partecipare ad un torneo calcistico iridato, complice l'eliminazione della squadra di Ventura. Ancora una volta l'uomo supera, positivamente, la natura ed impone la propria volontà. Tra i protagonisti assoluti dell'impresa l'ischiano Giovanni Sasso, attaccante classe 1969 che ha marcato 3 volte il cartellino in Turchia, decidendo la gara con la Francia. CalcioNapoli24.it lo ha intervistato in esclusiva per parlare di questo e molto altro.Partiamo dalle cose brutte."Il mio incidente è capitato quando avevo 16 anni. Ero in vespa per Ischia quando una macchina che veniva in senso opposto ha sbandato e mi ha colpito, tranciandomi di netto la gamba sinistra. Fortunatamente la mia famiglia era molto forte, i miei amici mi sono stati vicini ed avevo una matta voglia di giocare a calcio. Così ho imparato a camminare con le stampelle, poi a correre ed ho continuato a giocare con i normodotati nei tornei di calcio a 5. Purtroppo la vera cosa che mi ha tolto quell'incidente è stata la possibilità di giocare a livello professionistico, perché la disabilità l'ho sentita molto poco. Certo, negli anni '90 qualche volta la sentivo, ma oggi no. Soprattutto nel mondo dello sport e del sociale ci sono tante iniziative che ti aiutano a superare la cosa. Ho continuato a lavorare, ho fatto il direttore d'albergo ecc. E dai 20 ai 30 anni ero davvero forte a calcio. Poi è nata la Nazionale Amputati (2012, ndr) ed ho abbracciato questa avventura".Lei ha segnato 3 gol durante l'Europeo appena conclusosi, di cui uno decisivo contro gli acerrimi rivali della Francia. Si sente la rivalità?"Nel 2013 affrontammo la Francia, che esisteva già da sette anni, e io segnai dopo  appena otto minuti. Era la mia prima amichevole. Perdemmo 5-2, ma io feci doppietta. Poi l'Italia vinse 3 a 0 in Polonia, sempre contro la Francia. L'abbiamo affrontata anche quest'anno, nei gironi, e la partita è finita 0 a 0, ma è stato un attacco a Forte Apache, io ho anche preso un palo. Quindi  l'abbiamo incontrata di nuovo in semifinale, quando ho segnato quel prezioso gol che ha deciso la partita. E' stata una rete fondamentale perché veniva dopo una cocente sconfitta contro la Spagna. Il morale era a pezzi, ma con quella vittoria abbiamo dimostrato di poter essere ancora competitivi. Quest'anno eravamo forti davvero, perfettamente allenati e vogliosi di fare grandi cose".Cosa si prova ad essere l'unica squadra di calcio italiana che parteciperà ad un Mondiale nel 2018?"Si sta male. Noi siamo felici per la Nazionale di Calcio Amputati perché il durissimo lavoro di mesi ha pagato ed è un grande risultato. Per quanto riguarda l'altra Nazionale, fa molto male, non possiamo equiparare le due cose. Gli azzurri mancheranno tantissimo ai bambini ed ai ragazzini che non potranno tifare la propria squadra nel 2018. Noi cercheremo di dare il massimo, sarà una prova del nove. Abbiamo tanti giovani emergenti tra cui Lele Padoan, che poteva essere il miglior giocatore dell'Europeo, siamo speranzosi".La Nazionale di Ventura, dopo la sconfitta con la Spagna, ha avuto un declino disastroso. Voi, invece, avete reagito con grinta e orgoglio."E' diverso. La Nazionale di Conte, due anni fa, è stata eliminata dalla Germania ai rigori, facendo grandissime cose con il materiale umano a disposizione. Quando ci hanno messo nel girone con la Spagna, si sapeva che una delle due avrebbe dovuto passare per le qualificazioni ed era molto più probabile che ci andassero gli azzurri. Si poteva anche perdere 1 a 0 al Bernabéu, non sarebbe cambiato nulla. Se si voleva veramente cambiare qualcosa lo si doveva fare dopo quella sconfitta, dato che mancava il gioco e la scelta dei titolari era molto discutibile. Per quanto concerne noi, la sconfitta con la Spagna è stata disastrosa. La squadra di Ventura era inferiore a quella di Lopetegui, ma noi non eravamo inferiori alla Spagna in Turchia, anzi. Anche per questo c'è stata una forte reazione dopo quella batosta, che ci spinti a vincere contro la Francia. L'Italia doveva cambiare qualcosa…"Tipo Ventura?"Esattamente. Mancavano altre quattro partite, si poteva ribaltare la situazione. Non bisognava creare gioco, ma cambiare l'allenatore e sceglierne uno che mettesse i miglior undici in campo. Io tifo Juventus, ma tenere Insigne e Jorginho fuori è pura follia. Un tempo si parlava di chi schierare tra Baggio, Totti e Del Piero, oggi ne abbiamo solo uno di fuoriclasse e lo teniamo anche in panchina (ride, ndr)".Adesso però bisogna vincerla questa Coppa del Mondo in Messico."Difficile, ma in un Mondiale può succedere di tutto. Ora cominceremo una programmazione da gennaio fino a settembre e poi faremo un maxi-ritiro per allenarci e tenerci al massimo della forma. Io sinceramente non firmerei per nulla prima di giocarcela questa Coppa del Mondo, perché allenandoci possiamo fare cose importanti. Il calcio da amputati è difficile: bisogna correre con le stampelle ed essere sempre al top della forma fisica per farlo, oltre ad avere tecnica di base.  L'atletismo è fondamentale e noi dobbiamo curarlo bene per puntare in alto. Tre anni fa siamo arrivati agli ottavi di finale, ma era il nostro primo Mondiale. Vogliamo migliorare il piazzamento".Lei quindi è un tifoso bianconero?"Sì, tifo Juventus ma seguo anche il Napoli,  essendo di Ischia. Ricordo benissimo gli anni di Maradona. Però da bambino tutti quelli che mi erano vicini tifavano Juve e alla fine sono diventato simpatizzante. Ma sarei felicissimo se il Napoli vincesse lo scudetto perché sarebbe diverso da quando lo fece con Maradona. Allora si poteva immaginare di poterlo vincere perché Diego era il miglior giocatore del mondo, che se ne voglia e se ne dica, e riusciva a vincere delle partite da solo. Ma pensare al Napoli di Sarri che vince giocando con 13-14 giocatori, dopo aver ceduto i migliori: sarebbe un qualcosa di stupendo. Quest'anno il Napoli, i tifosi e la dirigenza, con De Laurentiis che tiene sempre la squadra ad alti livelli ed i conti apposto, meritano di vincere lo scudetto".Quindi venerdì sera tiferà Napoli o Juventus?"Guarderò la partita con serenità, ma vorrei che vincessero gli uomini di Sarri. Al Napoli auguro di uscire dalle Coppe per concentrarsi sul campionato e su questo scudetto. E augurerei alla Juventus di andare avanti in Champions, cosicché spenda energie per un altro obiettivo".Quale giocatore del Napoli la fa emozionare di più?"A parte il solito Insigne, mi piacciono le giocate di Mertens e Ghoulam. Poi  adoro Callejon. Per me il fatto che si alleni costantemente e sia sempre pronto a sacrificarsi per la squadra e per l'obiettivo lo rende simile a Cristiano Ronaldo. Sono entrambi molto meticolosi e attentissimi alla forma. Il resto lo fa il gioco di Sarri: propongono, attaccano e fanno spettacolo".Lei detiene il record mondiale per la maratona su stampelle (42 km e 195 m in 4 ore e 28 minuti ad Amsterdam, nel 2012), ha diverse medaglie nel Paratriathlon, ottimi risultati nel ciclismo e nel calcio. Qual è Il suo segreto? "Allenamento. Mi alleno tantissimo. Io ho 48 anni, ero il giocatore più vecchio di tutto l'Europeo in Turchia. Ma sono riuscito comunque a giocare bene ed aiutare la squadra. Al momento ho ancora tanta voglia di allenarmi e di mettere alla prova me stesso. A breve proverò a battere il mio record nella maratona, oltre che a prepararmi per il Mondiale in Messico. Lo sport fa parte della mia vita e proprio non riesco ad allontanarmene. Allenamento, costanza, duttilità e qualche privazione, ma anche gioia e felicità. Il lavoro paga nello sport, ma bisogna esserci portati. Io lo chiamo motore: se uno sente di avere il motore dentro ma non lo alimenta, allora è un peccato. Per me sarebbe come sprecare la vita".RIPRODUZIONE RISERVATA

fonte: calcionapoli24.it (ESCLUSIVA – Nazionale Italiana Amputati, parla l’ischitano Sasso: “Tifo Juve, ma vorrei lo scudetto al Napoli! Vi racconto tutto sul mio incidente stradale a 16 anni”)

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