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GAZZETTA – Grande lavoro diplomatico in Lega dell’ad del Napoli Chiavelli: è pace sui soldi delle tv

26 Novembre 2016 09:09 Di redazione
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Ieri l’assemblea di Lega, più volte in passato degenerata in risse condominiali, ha liquidato in un’oretta la madre di tutte le battaglie, quella sui soldi dei diritti tv, vale a dire il miliardo e duecento milioni che tiene in piedi il carrozzone della Serie A e propizia la sopravvivenza di tutto il sistema, grazie alla mutualità. Come riporta l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, in un articolo a firma di Matteo Brega e Marco Iaria: «Una giornata storica», ha sentenziato Adriano Galliani. I 20 club hanno votato all’unanimità la ripartizione dei proventi non solo per questa stagione ma anche per la prossima, l’ultima dell’ attuale ciclo di commercializzazione.

Rimangono in vigore i criteri già adottati nella scorsa stagione: il 40% in parti uguali, il 30% in base ai bacini d’ utenza (25% indagini demoscopiche e 5% popolazione), il 30% secondo i risultati sportivi (10% storia, 15% cinque anni precedenti, 5% stagione in corso) e i ricavi incrementali rispetto al 2014-15 (69 milioni netti) distribuiti proporzionalmente tra le prime dieci della classifica con un milione a testa tra l’ 11 a e la 17 a classificata. La novità è la modalità di suddivisione degli introiti in più rispetto al 2015-16: 25 milioni quest’ anno e 49 nel 2017-18. Bene, questi soldi seguiranno una logica «socialista»: il 40% andrà in parti uguali e il 60% alle squadre classificate tra il 4° e il 17° posto, con esclusione dunque delle prime tre che già beneficiano dei ricchi premi Uefa e delle ultime tre, compensate col paracadute per le retrocesse.

Paracadute che viene confermato a 60 milioni, per la gioia delle pericolanti: 25 milioni per chi ha militato in A per 3 stagioni nelle ultime 4; 15 milioni in caso di 2 stagioni in A nelle ultime 3 e 10 milioni con un anno su 3 nella massima categoria. L’anno scorso, visto che col Verona retrocedettero le matricole Carpi e Frosinone, erano avanzati 15 milioni che sarebbero potuti andare al Verona qualora fosse rimasto in B per una seconda stagione: a giudicare dal cammino degli scaligeri, è probabile che quei 15 milioni verranno liberati, a favore chi si piazzerà tra la 4 a e la 17 a posizione in questo campionato di A. Complessivamente parliamo di quasi 3 milioni potenziali a testa per questa fascia di club, grazie alla rinuncia delle grandi.

Si respira un’ aria di distensione in Lega. Le grandi si sono rinsaldate attorno all’asse ritrovato tra Juventus e Milan, suggellato pure da un siparietto davanti ai giornalisti: Agnelli e Galliani entrano assieme in via Rosellini, l’ a.d. milanista che dice «Parla l’avvocato» e il presidente juventino che risponde sorridendo «Veramente l’Avvocato era un altro…».

Sulla partita della spartizione le diplomazie hanno lavorato a fari spenti negli ultimi giorni: Gardini (Inter) e Chiavelli (Napoli) per le grandi, Giulini (Cagliari) e Fenucci (Bologna) per le medio-piccole. L’ obiettivo delle big era di evitare ulteriori «espropri», quello delle outsider di ottenere una suddivisione più equa. A un certo punto, qualcuno – pare con l’ attivismo di Claudio Lotito – ha pure immaginato di forzare la mano imponendo un tetto al bacino d’ utenza della Juventus (che le sarebbe costato una quindicina di milioni sugli oltre 100 incassati). Ma è prevalso il senso del compromesso, con l’ impegno morale delle grandi a rivedere completamente i criteri per il triennio 2018-21.

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