Ultimo aggiornamento sabato, 26 maggio 2018 - 15:34

L’abbraccio a fine partita tra Tagliavento e Allegri: spiegato il motivo

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14 maggio 2018 15:43 Di ilcalcionapoli
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Dopo il siparietto video al termine di Inter-Juventus del 28 aprile scorso (Allegri-Tagliavento: «Orsato è stato proprio bravo, promosso!», ndr), il web si è scatenato su una fotografia circolata ieri sera dopo la partita Roma-Juventus. Il tecnico livornese e l’arbitro della sezione di Terni – così come riporta Corriere.it – si sono abbracciati al termine del match all’Olimpico, che ha decretato la vittoria del settimo scudetto consecutivo per i bianconeri.

Un abbraccio che il fischietto ha scambiato anche con alcuni calciatori, come Daniele De Rossi, ma che ha scatenato una nuova polemica che riguarda la Vecchia Signora. Il giornalista e commentatore Mediaset — ad esempio — ha commentato sul proprio profilo social: «Max Allegri festeggia lo Scudetto abbracciando l’arbitro Tagliavento: nel 2012, quando era al Milan, non erano così amici… Buonanotte».

L’ex arbitro di serie A Luca Marelli fornisce invece un’altra spiegazione. Sul proprio sito ufficiale scrive quanto segue:

L’abbraccio di De Rossi ed Allegri è emozionante.
Chi vorrà vederci del marcio, lo faccia pure: inutile perdere tempo con chi vuol mostrare una realtà distorta.
Dopo tanti anni in campo, lo ribadisco per l’ennesima volta, è assolutamente normale che si creino rapporti di stima reciproca. Questo abbraccio, ne sono certo, ci sarebbe stato anche con altri calciatori di altre squadre se l’ultima apparizione in campo di Tagliavento non fosse avvenuta in occasione di Roma-Juventus.
Come sempre, in un ambiente drogato dalle polemiche, Tagliavento verrà ricordato da molti per il gol di Muntari (sul quale non aveva ALCUNA responsabilità, trattandosi di un errore dell’assistente) ma non per centinaia di gare dirette da grande arbitro quale è stato.
Adesso la “palla” passa a Nicchi: sarà sua responsabilità trovare a Paolo un ruolo importante come dirigente arbitrale, onde evitare che il bagaglio di esperienza non vada perduto. Tagliavento deve rimanere nell’AIA, deve trasmettere le sue conoscenze ai tanti giovani sparsi per l’Italia, rimanere l’esempio di un arbitro che ha offerto un livello di prestazioni sempre elevatissimo.
E chi lo ricorderà per 10 secondi in 15 anni, continui a farlo: chi vive lo sport in questo modo non avrà mai la mia stima.

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