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Perché il ciuccio è il simbolo del Napoli?

Curiosità
22 Agosto 2016 16:20 Di redazione
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L’Associazione Calcio Napoli è stata fondata, come tutti sanno, nel 1926, ma forse non tutti sanno che lo stemma originariamente era un ovale celeste con un contorno giallo-oro. Al centro un cavallo rampante, simbolo del Regno di Napoli, cavalcava un pallone da calcio e tutt’intorno le iniziali A, C ed N, che stavano appunto per Associazione Calcio Napoli. Durante il suo primo campionato, che all’epoca si chiamava la Prima Divisione, sono state giocate 18 partite: il Napoli ha subito 61 gol, guadagnando solo un misero punto contro il Cagliari.
Evidentemente serviva un portafortuna…

Perché il ciuccio è il simbolo del Napoli? Scopriamo la sua storia

stemma-cavallo-napoli

Al tempo lo stadio, che si chiamava Stadio Vesuvio e poi Ascarelli (dal nome del fondatore Giorgio Ascarelli, n.d.r.), si trovava nel rione Luzzatti ed è proprio in questo stesso rione che si aggirava, negli anni ’20 e ’30 del 1900, un certo don Domenico Ascione, detto Mimì, col suo asinello. Don Domenico, un uomo molto esile, si guadagnava da vivere vendendo i fichi raccolti durante la notte. L’uomo, che per il suo lavoro veniva chiamato Fichella, si faceva aiutare appunto dal suo pigrissimo asino, che si diceva avesse “trentatré chiaje e a coda fraceta”, ossia trentatré piaghe e la coda marcia. Il giornalista napoletano fondatore de Il Mezzogiorno Sportivo, Felice Scandone, raccontava: “L’asino di Fichella percorreva appena poche centinaia di metri, poi si abbatteva al suolo e non c’era verso di farlo rialzare“. 

asino stadio san paolo napoli juventus 1930

Il collegamento tra il Napoli e l’asino è venuto in mente ad un giornalista napoletano del settimanale satirico “Vaco ‘e pressa”, che in riferimento allo stemma della società ha esclamato al tempo: “Ato ca cavallo sfrenato, a me me pare ‘o ciuccio ‘e fichella, trentatré chiaje e a coda fraceta!”. Vale a dire: pigrissimo il Napoli nella Prima Divisione così come l’asinello di Fichella.

Questo detto è diventato talmente celebre, che dopo un anno, nel 1927, la società ha deciso di sostituire nello stemma il cavallo rampante con il più “pigro” ma fortunato asinello. Ed infatti, durante la partita Napoli-Juventus, giocata il 23 febbraio 1930, è stato accompagnato un somaro nello stadio e fatto sfilare. Gli azzurri stavano perdendo per 2 a 0, ma sono riusciti in una rimonta, che è entrata nella storia del Napoli, arrivando ad un insperato pareggio. A fine partita l’asinello è stato ripresentato ai tifosi, che esultavano dagli spalti, con un cartello che portava scritto: “Ciuccio fa tu“.

Da allora è storia, la nostra storia.

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