Schwoch all’attacco: “Basta esperimenti, ora serve Pavoletti!”
Stefan Schwoch, ha rilasciato una lunga intervista sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno: «Pensavo potesse perdere qualcosa, ma non così tanto. Indubbiamente l’ errore è stato fatto a monte quando si è creduto di poter affrontare questa stagione ricca di impegni avendo in organico solo una prima punta».
Il tridente leggero è un esperimento fallito?
«Sì, secondo me poteva portare dei benefici al massimo per una o due partite. Mertens fa fatica a giocare spalle alla porta».
Poi c’ è Gabbiadini che non riesce ad ingranare. Da ex attaccante crede si tratti di un problema psicologico o tattico?
«Credo sia ormai di tipo psicologico. Le qualità le ha però sente di non trovarsi nell’ ambiente ideale, si sente sempre sotto esame e quindi soffre. Spero possa riprendersi. Anche perché è il giocatore che per caratteristiche si avvicina di più a una prima punta».
Come può uscire da questa situazione?
«Con tanta voglia, tanta pazienza e un po’ di fortuna, perché per un attaccante le cose possono cambiare in un batter d’ occhio».
Qualche tifoso dopo l’ infortunio di Milik avrebbe voluto che il Napoli prendesse uno svincolato.
«No, è stato giusto non pescare tra gli svincolati, sarebbe stato un azzardo. Meglio aspettare il mercato di gennaio per prendere una punta forte. Anche se non è facile».
Si fanno i nomi di Pavoletti e Muriel.
«Io punterei su Pavoletti, è forte nel gioco aereo e si dà da fare».
Ora ci sono Sassuolo, Inter e Benfica. Questi impegni rappresentano il vero crocevia della stagione del Napoli? «Per la Champions sicuramente sì perché la qualificazione passa dalla partita con il Benfica. Per quanto riguarda il campionato invece bisogna cercare di fare più punti possibili. La partita con il Sassuolo è alla portata, quella con l’ Inter è una di quelle sfide in cui può accadere di tutto. Ma intanto bisogna cominciare a incamerare punti con il Sassuolo».
Il momento degli azzurri è delicato. Come si fa a tenere la giusta concentrazione?
«Lavorando, avendo sempre chiara la consapevolezza dei propri mezzi e tenendo unito lo spogliatoio facendo sì che in squadra ci siano un paio di giocatori in grado di fare da punto di riferimento per quelli caratterialmente più fragili. Dei leader, insomma, e nella squadra del Napoli ci sono. Penso a Hamsik e Reina, ma di certo ce ne saranno anche altri».