[TN] – Da 0 a 116: il San Paolo spaccato in due, il gesto contro natura di Quagliarella, ADL chiude al mercato ed Hamsik Lavato col fuoco
(di Arturo Minervini) – Zero ad Allegri che continua con questa pantomima del Napoli favorito poi della Roma favorita poi del Poggibonsi favorito. Tentativo, alquanto ridicolo, di spostare l’attenzione e la pressione, nonostante in estate il suo club abbia investito più soldi che un napoletano in capitone nel periodo natalizio. Li chiamano grandi comunicatori, in altri tempi si sarebbe chiamata presa per il… Ci siamo capiti.
Uno come il primo tempo che ha lasciato al San Paolo tutti senza fiato e senza nemmeno pensieri. Una valanga di emozioni, due squadre che se le sono date di santa ragione che nemmeno Alì-Frazier nello storico incontro a Manila nell’ottobre del ’75. Thriller a Fuorigrotta da 45’ con Giampaolo e Sarri figli della stessa idea, messaggeri di un messaggio di calcio differente, azzardato, rischioso. Testimoni d’eccellenza di una tradizione di pensiero differente, innovatori al punto da non tirarsi mai indietro anche quando sulla faccia i pugni presi iniziano ad essere tanti. Il cuore ringrazia. Gli occhi non dimenticheranno.
Due calci piazzati e due reti. Staticità che Reina condivide con quel pallone piazzato sui blocchi prima da Ramirez poi da Quagliarella. Nel secondo caso i metri sono undici, ma nel primo il prefisso telefonico da cui ha calciato Gaston non era nemmeno 081. Bel tiro, grande conclusione e tutto quello che vogliamo, ma ancora una volta Pep è piazzato male e non riceve dalle gambe quella risposta che vorrebbe quando prova ad arrivarci. È già accaduto, accadrà ancora. E questo rende ancor più incredibile il primato di questa squadra. Due sono anche i cartelli gialli rimediati da Mario Rui, troppo incerto per restare unica alternativa sulle corsie. De Laurentiis parla solo di Inglese come acquisto per l’immediato. Sarebbe un grande errore. Imperdonabile errore.
Tre reti così come a Torino. Un dolce ritorno alle buone abitudini, proprio nei giorni in cui Napoli esprime tutta la sua incontenibile nostalgia. Ossequio alla tradizione della legge del tre, come ogni insalata di rinforzo che verrà rimbalzata da una mano all’altra fino al sei gennaio. Un flipper che ci appartiene, che deve essere fatto. Perché certe cose cambiano ed altre, invece, non cambieranno mai. Viva le buone abitudini, così come le brutte. Quelle che ci appartengono, quelle che ci ricordano chi siamo. Quelle che ci fanno sentire napoletani in ogni punto del mondo. Non si è mai troppo lontano per sentirsi azzurri. Mai.
Quattro volte grazie a Paolo Cannavaro. Grazie per il tempo in azzurro, grazie per il sorriso, grazie per la fedeltà all’ideale, grazie per essere andato via senza mai alzare nemmeno un sospiro di polemica. L’ex capitano lascia il calcio, vola in Cina. Chilometri che non impediranno al suo cuore di battere forte per ogni partita del Napoli, passione che brucerà dentro fino all’ultimo respiro. Perché Paolo Cannavaro, prima di tutto, è nato tifoso di questa maglia e l’ha indossata sempre al massimo del suo potenziale. E questo è il premio più grande per ogni uomo: essere il meglio di se stessi. Sempre. Buona fortuna Paolè…
Cinque punti di vantaggio sull’Inter e Spalletti abbassa la cresta che non ha mai avuto nemmeno da giovane. L’Inter fa zero punti in due gare, Udinese e Sassuolo prendono l’evidenziatore e mettono alla luce quello che ripetevamo da tempo: non puoi sempre vincere sperando nei miracoli del tuo portiere. La frattura ora c’è, è evidente scorrendo la graduatoria. Il sole splende alto, le ombre degli altri si allontanano. All’O.K. Corall partecipano ancora una volta Napoli e Juve. Juve e Napoli. Sarà duello lungo, sarà duello bello. I dettagli ancora una volta sposteranno il confine tra sogno e rimpianto.
Sei è un numero equilibrato proprio come il ruolo di Allan in questo Napoli. Non è più un segreto, troppo vistoso per nasconderlo questo gioiello incastonato nella mediana azzurra come una meravigliosa creatura capace di lavorare con la stessa efficacia nella propria metà campo ed in quella avversaria. Il gol diventa quasi un appunto marginale su una pagina che trasuda di sacrificio e giocate fondamentali per la vittoria. ADAmantino nello spirito e nella forgia di un tessuto che gli permette di districarsi tra gli ostacoli come fosse Mister Fantastic. Il più grande spettacolo di quest’annata per rendimento rispetto allo scorso anno, un pop corn scoppiato proprio in mezzo al campo come un’emozione al centro del cuore. Salvate il soldato Allan. Sempre.
Sette anni come le anime di un film di Will Smith che diceva “C'è un tempo giusto per andarsene anche quando non si ha un posto dove andare!”. Il tempo di Fabio Quagliarella non era quello giusto quando ha fatto le valigie e nemmeno il posto senza colori lo era. È stato semplicemente costretto da quel male che inquina ogni tanto le vite, si inietta nelle vene e rende buio lo sguardo sull’orizzonte. Ha pagato in silenzio un dazio troppo grande per essere veramente risarcito. È tornato in quello stadio che aveva sognato per una vita intera, che gli è stato tolto troppo in fretta. Strappato dalla braccia come un figlio da una madre, gesto contro natura che quell’anima un po’ gliel’aveva consumata nello sguardo. È tornato finalmente con la testa alta, sorretta da quella verità che ha finalmente irradiato il suo cielo con colori arcobaleno. L’incubo di Fabio è finito. Su quel prato ha trovato finalmente la pace, in quell’applauso ha trovato una coperta dove scaldarsi ogni volta che quel cattivo ricordo si presenterà alla sua porta. La pace è stata siglata.
Otto al ragazzetto belga che ora nella testa ha questo pensiero del gol che lo turba. C’è però qualcosa che lo diversifica da tutti gli altri centravanti: non essere solo centravanti. Dries sforna due assist e mezzo, compiendo una piroetta che nemmeno Tania Cagnotto per servire il pallone che porta Insigne al gol. In stagione sono già dodici (numero incredibile) le assistenze di Mertens, creatore di calcio come un pianista cullato dall’oceano. Gesti che diventano musica, scatti che diventano folate delle dita sui tasti. Manca il finale con l’urlo liberatorio, ma fare l’amore non si può ridurre semplicemente all’atto conclusivo. Arriverà anche quello, quando smetterà di pensarci. Se questo è un attaccante in crisi, viva la crisi.
Nove alla cattiveria sportiva di Lorenzo. Arriva quel pallone in area e l’istinto prevale su tutto. Niente pensieri o sovrastrutture, solo istinto. Il destro al volo sul primo palo è sporco ed efficace allo scopo come quell’ultimo maledetto morso alle ore 1.13 della vigilia di Natale sul Roccocò. Si chiama Devozione alla missione, proprio come quella di Insigne sempre più leader e nemmeno silenzioso di questo Napoli come nell’abbraccio a Quagliarella. Essenziale nelle forme, consolidato nello spirito, letale nell’esecuzione. È un campione in continua metamorfosi, un fenomeno che in costante mutazione verso qualcosa di ancora migliore. Eric Cantona in un famoso spot degli anni 90 pronunciava la famosa frase Au Revoir prima di stecchire il portiere avversario. Lorenzo magari farebbe riferimento alla procreatrice del portiere, sarebbe comunque poesia.
CENTOSEDICI. Da Zero a CENTOSEDICI. Tremano le mani a raccontarlo. Mani che si sono scontrate violentemente per trasformare la gioia in un applauso. Mani che hanno dovuto frenare una lacrima, che dagli occhi puntava al terreno come una sorgente di montagna. Tremava la terra sotto i piedi di Marek, tutto l’universo napoletano era per lui che indicava il 17 sulla schiena. Il San Paolo si è spaccato in due, Napoli ha accolto nelle sue viscere questo nuovo figlio consacrato all’eternità. Lo ha ingoiato, masticato, assaporato come un dolce regalo. Lo ha bagnato con quella lava che invocano per distruggerci, per renderlo ancora più forte. Come Achille preso dal tallone, con le sue debolezze e le sue paure, quelle che non gli hanno mai fatto vacillare la sua fede. Amare Marek Hamsik è una necessità per chi ancora crede nelle favole, per chi degli eroi vuole assaporare anche quella sensazione di mortalità che appartiene ad ognuno di noi e che rende ogni gesto unico nel tempo. Partenope lo ha abbracciato forte mentre quel pallone scriveva sulle pareti del Vesuvio un numero indelebile. CENTOSEDICI. Come nessuno prima. Come nessuno mai. Atterrando su un pianeta che ha preso il suo nome, Marek ha trovato tutti i grandi del passato. C’era Diego in prima fila, con un sorriso spalancato e le braccia larghe per scaldarlo dopo quel brivido che percorreva a velocità folle la schiena. Si sono radunati tutti nel monte che ospita i più grandi di sempre di questa città. Gli hanno poggiato una spada sulla spalla. Ancora una volta Hamsik ha fatto il suo giuramento di fedeltà assoluta. Parole e gesti che ci faranno tremare le mani, proprio come le mie adesso, ogni volta che ripenseremo a lui. Anche tra cinquant’anni.
fonte: tuttonapoli.it (Da 0 a 116: il San Paolo spaccato in due, il gesto contro natura di Quagliarella, ADL chiude al mercato ed Hamsik Lavato col fuoco)