[TN] – Jorginho, metronomo e goleador: non basta il guizzo di Scuffet
Ha guardato Scuffet fino alla fine, cercando di ipnotizzarlo con lo sguardo. Ha finto disinteresse mentre s’incamminava verso il pallone. Quando s’è accorto che il tempo stringeva e il portiere restava fermo, è stato costretto a scegliere un angolo: la sua destra. Tiro quasi centrale, parata. Sulla respinta s’è avventato prima di tutti rimediando al suo stesso (e insolito) errore. Così Jorginho ha esultato per la rete dei tre punti del Napoli contro l’Udinese. Un istante raccontato nei dettagli, un attimo che i tifosi azzurri – quelli presenti al Dacia Arena e quelli da casa – hanno vissuto con ansia, rammarico ed infine gioia. PRIMA VOLTA. Per Jorginho è il primo errore dal dischetto. In passato aveva già realizzato dagli undici metri contro il Nizza e il City in Champions e contro la Lazio in campionato. Ha uno stile unico nel calciarli: non sceglie un angolo finché non glielo “consiglia” il portiere col suo movimento in anticipo. Ecco perché riesce quasi sempre a spiazzarli con un tocco morbido. Scuffet è riuscito ad ipnotizzarlo, ma solo in parte. Sulla respinta è stato impreciso, dandogli la possibilità di segnare ugualmente. Jorginho ha raccolto e depositato, quindi ha esultato coi compagni per una rete fondamentale, utile a sbloccare una gara fino a quel momento complicata. GOLEADOR. Per Jorginho è la rete numero quattro in stagione, una dolce abitudine che sta caratterizzando la sua positiva annata. Il Napoli non ha un singolo rigorista, ne ha diversi: Insigne, Mertens e, appunto, Jorginho. Che ne ha calciati più di tutti e che potrebbe continuare a calciarne anche in futuro. Ha freddezza ed è considerato uno specialista sin dai tempi del Verona quando, giovanissimo, si assumeva la responsabilità dagli undici metri. Sono gli stessi calciatori a deciderlo di volta in volta. Dialogano tra di loro prima della scelta definitiva. Tutto a seconda delle circostanze. Col City all’Etihad, ad esempio, toccò a Mertens e poi a Diawara: il primo fallì, il secondo no. Per lui fu in assoluto il primo gol tra i professionisti: un bel regalo davanti all'idolo Yaya Touré. REGISTA. Gol a parte, Jorginho ha diretto la squadra con sapienti geometrie. Si è imposto in mediana, ha fatto girare il pallone con semplicità, proponendosi anche in avanti. Ha sofferto la fisicità avversaria riuscendo ugualmente ad incidere. Ha interpretato il ruolo che gli appartiene, quello di regista moderno davanti alla difesa, rifinitore ed anche mediano aggiunto, faro e leader tecnico. Per Sarri è indispensabile e quest’anno la crescita è stata esponenziale. Se n’è accorto tardi Ventura e lo sa già il nuovo ct dell’Italia, chiunque esso sarà. Jorginho diventerà il perno della Nazionale e continuerà ad essere il pilastro di un centrocampo, quello del Napoli, che s’aggrappa alla sua fondamentale semplicità per inseguire un sogno che ora si nutre anche dei suoi gol. Su rigore o dopo errori per fortuna non decisivi.
fonte: tuttonapoli.it (Jorginho, metronomo e goleador: non basta il guizzo di Scuffet)