[TN] – L’Angolo Sarrista – Sarrismo, in Champions è davvero un fallimento? Tutte le ragioni per il ‘no’
Questione di dettagli. Di un contrasto poco deciso, di quel fallo che non è stato speso per fermare quel dannato contropiede sul 2 a 2. Questione di centimetri, della maggiore fisicità e del diverso ritmo che il livello della Premier impone. Questione di episodi, della traversa ancora tremante di Insigne, del miracolo di Ederson su Callejon. Questione di sfiga, di Fortuna audaces non iuvat, perché dopo il crociato di Milik non è possibile che si rompa anche quello di Ghoulam. Questione di saldi e portafogli, di quei quasi 500 milioni di euro spesi dagli sceicchi negli ultimi due anni che hanno inciso di certo (e guai se non fosse così) sul risultato finale di ieri, ma non sono riusciti ad impedire al Napoli di giocarsela alla pari. Questione di prospettiva. “Belli di qua, belli di là, ma non vincono mai niente. Il calcio non è un circo!”. Mi correggo. Questione di invidie, ottusità, mancanze di spirito critico e cultura sportiva, di quel tipico malcostume italiano che induce a guardare con sospetto chiunque provi a cambiare le cose. Perché il Napoli avrà perso anche cinque delle ultime sei gare di Champions ma ben quattro di queste sconfitte sono arrivate contro la vincente dell’ultima Champions e la favorita di quest’anno. Solo un cataclisma potrebbe impedire infatti al City di non approdare almeno in semifinale. Una squadra perfetta, che ormai ha raggiunto un equilibrio tattico e mentale semplicemente stupefacente. Eppure per larghi tratti di gara il Napoli è riuscito ad incrinare questa perfezione. Sarri ha dimostrato al mondo che con Guardiola puoi giocartela alla pari sul piano del gioco, senza optare per il solito catenaccio e contropiede, senza costruire barricate alla Conte o parcheggiare pullman in area di rigore alla Mourinho. Per la prima volta il geniale Pep è stato costretto a rinunciare al suo solito possesso di fronte ad una squadra a lui estranea (o forse familiare solo per ispirazione). Il 51% di possesso palla certificato ieri dal City rappresenta non solo la vetta più bassa dell’anno ma anche il tetto minimo dell’intera era Guardiola (Liverpool e Arsenal lo scorso anno erano riusciti a limitarlo al 52%), se si escludono gli incontri con quel Barcellona galattico che lui stesso ha contribuito a creare. Tenete a mente queste immagini, poche volte nella vostra vita rivedrete una squadra di #Guardiola schiacciata nella propria metà campo pic.twitter.com/e085QJ4Ukf — Jacopo Ottenga (@JacopoOttenga) 2 novembre 2017 Il Napoli ha perso ma ha avuto il coraggio di non snaturarsi e dimostrare ancora una volta la bellezza e l’efficacia del Sarrismo. Logicamente però quando si incontrano due squadre con le stesse caratteristiche è normale che vinca la più forte, ma è questione appunto di dettagli. Nessuno può mettere in dubbio la strabiliante fluidità di palleggio partenopea, la spavalderia e il cuore di Allan, la personalità e l’intelligenza tattica di Jorginho, i lampi di Mertens, la classe di Insigne, il mal di testa di Danilo, il coraggio di non buttare via il pallone anche a ridosso della propria area, il pressing asfissiante e organizzato che ha imbrigliato De Bruyne e Gundogan e messo in difficoltà le uscite dal basso del City, quelle illusionistiche triangolazioni a sfondare sulla catena mancina che Guardiola ha definito inarrestabili e che ora dovranno fare i conti con la mancanza di un perno fondamentale come Ghoulam (senza dubbio al momento il migliore terzino sinistro d’Europa) Impensabile mantenere il ritmo iniziale per gli interi 90 minuti, gli azzurri però sono stati egregi nel ritrovare gli equilibri anche a seguito dell’infortunio dell’algerino, giocandosela nuovamente a viso aperto. Il muso a muso Koulibaly-Aguero, la chiusura alla disperata di Albiol, la cazzimma con cui Insigne ha affrontato Stones e Fernandinho, il modo in cui Allan ha intimato a Gundogan di non lasciarsi cadere troppo facilmente sono solo alcuni indizi di quanto questa squadra ora abbia anche carattere. Probabilmente manca ancora un pizzico di concentrazione e cattiveria nei momenti chiave e sui tanto dibattuti calci piazzati. Assurdo tuttavia ricadere nell’annosa polemica marcatura a uomo vs marcatura a zona, cerchiamo piuttosto di estinguerla definitivamente. #NapoliManCity #LAngoloSarrista Il gol di Stones: davvero il problema è la marcatura a zona?? pic.twitter.com/4jVRVdz5bj — Jacopo Ottenga (@JacopoOttenga) 2 novembre 2017 Il Napoli marca totalmente a zona e visti i centimetri a disposizione non potrebbe essere altrimenti. Sarri posiziona tre uomini a difesa del primo palo (il più basso, Mertens, quasi sulla linea di fondo, Hamsik davanti a tutti pronto ad intercettare palloni medio bassi, e Callejon subito dietro di lui) e sei uomini, tra cui i due centrali nel mezzo, a difesa dell’area piccola. I giocatori sono tutti orientati verso il pallone e staccando da fermi difficilmente possono riuscire a staccare più in alto di un avversario che stacca correndo. Stones nell’azione del gol è bravo ad attaccare il pallone in direzione dell’avversario più basso, Maggio (più basso di cinque centimetri, e tra l’altro meno abile nello stacco essendo un terzino), prendendogli il tempo. Albiol, che avrebbe i centimetri per contrastarlo, se ne avvede in ritardo e non riesce ad anticipare il centrale inglese. Se ci sono tutte queste controindicazioni allora perché non difendiamo a uomo? Per prima cosa in Europa, compresa l’Italia, ormai sono rimasti in pochi a marcare a uomo, solo chi dispone di numerosi saltatori (una squadra su tutte: il Real) può trarre vantaggi da un simile meccanismo di difesa. La maggior parte delle squadre invece difendono a zona totale o con una zona-mista, affiancando cioè alle spalle di una prima linea di difesa fissa a protezione della porta, una seconda che difende a uomo proprio per evitare che un avversario che parte da dietro possa anticipare grazie alla maggiore rincorsa un compagno in prima linea. Anche questa soluzione però necessita di giocatori ben strutturati fisicamente. Callejon, Allan e Jorginho non lo sono, e rischierebbero di incappare in trattenute o blocchi commettendo falli da rigore. Così come d’altro canto una marcatura pura a uomo, in virtù della statura deficitaria degli azzurri, porterebbe il Napoli a perdere quasi tutti i duelli e a subire molte più reti. Insomma non esistono alternative e questi errori possono essere corretti solo tramite il lavoro. Andiamo a vedere ora come difende il City. #NapoliManCity #LAngoloSarrista Anche il City difende a zona avendo pochi saltatori, in Europa quasi nessuno marca più a uomo pic.twitter.com/5QaWUyitrD — Jacopo Ottenga (@JacopoOttenga) 2 novembre 2017 Le immagini potrebbero indurvi a pensare che anche il City adotti un tipo di sistema misto: una prima linea a 4 davanti ad Ederson ed una seconda subito alle sue spalle. Gundogan, Sanè e De Bruyne sembra marchino a uomo, in realtà si attaccano ai giocatori partenopei poiché lo schema del Napoli prevede tutti i saltatori in linea davanti all’area piccola e nessuno che parta da dietro (Callejon cerca Hamsik che taglia forte sul primo palo). In sostanza l’unica cosa che cambia è la disposizione di chi attacca. Infine, parlare di fallimento del Sarrismo in Champions è totalmente inappropriato in quanto rappresenta proprio l’arma che ha permesso al Napoli di essere apprezzato ed ammirato in tutta Europa, di giocare gare di questo livello, di sognare lo Scudetto, vincere per la prima volta nella sua storia un girone di Champions, ed intimorire il Real di Zidane. C’è un‘unica macchia: la gara di Charchiv, ma non bisogna dimenticare come lo Shakhtar sia una squadra di grande tradizione (sono 21 anni di seguito che partecipa a competizioni europee), e che gli incidenti di percorso capitano a tutti. I tifosi lo sanno, ed è per questo che ieri il San Paolo nei minuti finali ha concesso un lungo tributo ai propri beniamini, cercando di coprire con cori sonori ed applausi scroscianti gli incessanti tocchi del tiki-taka, per una volta, avversario, ed alleviare la frustrazione e la stanchezza degli azzurri.
fonte: tuttonapoli.it (L’Angolo Sarrista – Sarrismo, in Champions è davvero un fallimento? Tutte le ragioni per il ‘no’)