[TN] – Mertens ‘difende la città’: “Casa mia un hotel, invitiamo tutti a vedere Napoli. Vi racconto come sono diventato Ciro…”
"Con i tifosi condividiamo ogni giorno le emozioni di un posto unico al mondo, che ogni mattina mi dà la sveglia con il sole e con un sorriso…". Così parlò Dries Mertens, nella sua intervista Repubblica, sul magico rapporto con Napoli e i napoletani. "Non dimentico come sono stato accolto, quando ero un signor nessuno e tutti si facevano in quattro per farmi sentire a casa mia: mica solo adesso che sono sulla cresta dell’onda e le tante attenzioni che ricevo possono sembrare la normalità…"
Poi sulla città: "Ne conosco ogni angolo, anche le zone dove mi sconsigliano di andare. Qualche mio collega ha rifiutato il club azzurro? Peggio per lui, allora: non saprà mai tutto quello che s’è perso. Con mia moglie siamo quasi diventati tesimonial della città, ma ci viene naturale, il merito è della bellezza che ci circonda: Pompei, Capri, ma anche i vicoli dei Quartieri Spagnoli. Le racconto un aneddoto. La migliore amica di mia moglie ha un’agenzia di viaggi: prima indirizzava i suoi clienti in Grecia, Spagna, Turchia. Adesso la principale opzione è sempre Napoli, dove anche io ricevo ogni volta che posso colleghi, amici e conoscenti. Lo sa che la mia casa ormai assomiglia a un hotel?"
Dries è uno che vive la città: "Non ho figli e dunque passo meno tempo in casa, rispetto ai miei compagni. Forse è per questo che ho legato in maniera speciale con la gente di Napoli. Mi piace quando entro in una pizzeria e vedo sulla parete la mia foto. Con la città ho un rapporto diretto, in Belgio non ero abituato a un calore del genere. Il soprannome Ciro? In realtà all’inizio ero diventato Ciro Martinez: il nome che il gestore del bowling scriveva sul display per i punteggi, nel tentativo di non farmi riconoscere. Poi ovviamente mi hanno scoperto lo stesso. E ora sono Ciro Mertens"
fonte: tuttonapoli.it (Mertens ‘difende la città’: “Casa mia un hotel, invitiamo tutti a vedere Napoli. Vi racconto come sono diventato Ciro…”)